Avventura in Mongolia con Carlo Mamberto e Ferrino
Postato in Sport e Montagna, Trekking il 01 set 2011
L’esclusivo racconto di un viaggio in un paese straordinario, ambito da tutti i veri appassionati di sport outdoor. Scopriamo la Mongolia insieme a Carlo Mamberto e al suo team: un viaggio coraggioso, intrapreso con l’obiettivo di conoscere meglio una cultura affascinante.
“Eccoci qui, appena rientrati dalla Mongolia, una terra bella e autentica.
Quest’anno al viaggio hanno partecipato ben 40 persone, divise in 2 gruppi: un gruppo capitanato da Gigio Gagliardi (guida alpina), e un altro gruppo formato dalla famiglia Rabajoli (titolari di Ferrino Outdoor e amici), guidato dal sottoscritto.
Abbiamo dedicato il primo giorno ad una veloce visita di Ulan Bator. La capitale mongola non ha moltissimo da offrire, solo alcuni monasteri e musei, unici reperti salvati dalla distruzione culturale avvenuta per opera dei russi. E’ stata commovente la visita al campo estivo orfani che da un paio d’anni ci impegniamo ad aiutare con Meg, la nostra corrispondente in territorio mongolo. Circa 140 bimbi, dai 4 ai 10 anni, con i loro sorrisi e le loro melodiche filastrocche, incuriositi da questa folla di extraterrestri muniti di reflex e videocamere, che regalano loro quaderni, penne e altro necessario per il loro lungo inverno scolastico.
Per entrambi i gruppi il giro è lo stesso. Deserto del Gobi, circa una settimana: luoghi persi nel tempo, colori fiabeschi, e addirittura la pioggia.
Abbiamo proseguito per il canyon di Tsagan Suvarga, Yolin em Valley, le meravigliose dune di Kongorin Hels, fino ad arrivare alla ricerca dei fossili nella zona di Bayanzagad, ospitati da una simpatica famiglia nomade, la stessa che l’anno scorso ha ospitato il nostro primo gruppo in terra mongola.
Poi quasi 200 km nel nulla. Una nottata sotto le stelle nel mezzo del niente riparati tra le rocce del meraviglioso Black Cliff.
Da qui l’arrivo nella Mongolia centrale, quella forse meno paesaggistica, ma comunque interessante, in quanto include Karkorum, la vecchia capitale dell’impero mongolo, tutti i tesori di quello che è stato l’impero più esteso del pianeta.
La visita al monastero di Erdene Zuu, rappresentazione del Buddhismo lamaista che vige in Mongolia e poi via, verso gli incredibili laghi del Nord. Il Lago Bianco (Tarhin Nuur) e il Lago Khovsghol offrono una serie di luoghi dimenticati dal tempo. In una Mongolia apparentemente piatta, questi due laghi dimostrano che questa terra è fatta anche di verde e tanta, tanta acqua.
A Kovsghol ci siamo goduti una splendida serata di interazione tra i due gruppi, un barbeque mongolo indimenticabile, canti e cori fino a notte inoltrata.
E li abbiamo iniziato a sentire l’odore di rientro, quell’odore che, quando si sta viaggiando faticosamente, fa quasi piacere… Solo all’effettivo ritorno in patria ci siamo resi conto dell’esperienza lasciata alle spalle, delle notti sotto le stelle, delle lunghe tratte in Uaz…
La Mongolia è entrata nella nostra vita, per 18 lunghi giorni… o forse per sempre.
Bairlà (grazie, in lingua mongola) Mongolia e grazie di tutto!”
Carlo Mamberto


















